
Le ricorrenti cronache dalle scuole, di alunni maneschi coi professori o di maestre antifasciste per passatempo che augurano la morte ai carabinieri nell’Italia gioconda d’oggi, in cui per fascismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche immigrato, mi suscitano diffidenza. Mi sanno di notizie di moda, reiterate anche nei casi evanescenti soltanto perché il momento è quello giusto, ma ieri ho ricevuto una busta da Maria Saroglia, insegnante in pensione di educazione artistica alle medie di Torino. Conteneva una lettera di Mario Pogliotti, giornalista Rai, indirizzata al maestro Carlo Saroglia, padre di Maria.
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