Armiamoci e partiamo di Marco Travaglio





 Capita così di rado che i partiti ne facciano una giusta, che quando accade va segnato sul calendario.Ieri la Camera ha approvato all’unanimità (461 sì e 0 no) l’emendamento sul revenge porn, presentato dalla relatrice M5S Stefania Ascari (recependo quelli di FI e centrosinistra) al ddl “Codice rosso” sulla violenza contro le donne, fra gli applausi della maggioranza giallo-verde e delle opposizioni.La Lega, che bloccava tutto con l’emendamento sulla castrazione chimica osteggiato dai 5Stelle, è stata una volta tanto responsabile e l’ha ritirato in nome della compattezza del governo.Risultato: quando la legge sarà passata anche al Senato, chiunque diffonda immagini o video di contenuto sessuale destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, sarà punito col carcere da 1 a 6 anni e una multa da 5 mila a 15 mila euro. Casi come quelli di Tiziana Cantone, ma anche di Giulia Sarti, saranno più facili da punire, anche se la strada per ripulire il web dai mostri che lo infestano è ancora lunga e accidentata.Un mese fa il Fatto si era appellato a tutti i partiti affinché accantonassero le contrapposizioni partigiane, che sono fisiologiche nella dialettica maggioranza-opposizione ma che non devono danneggiare i cittadini e non possono innescare campagne elettorali sulla pelle delle vittime, votando tutti insieme e alla svelta una norma condivisa. E aveva raccolto la disponibilità di tutti. Ieri il miracolo è avvenuto e siamo lieti di avervi un po’ contribuito.Ora però sarebbe auspicabile la stessa unanimità attorno a un’altra legge che s’impone alla luce di un processo in corso a Torino.L’abbiamo raccontato ieri con una certa costernazione. Cinque italiani di gruppi anarchici e centri sociali – Davide Grasso, Maria Edgarda Marcucci, Jacopo Bindi, Fabrizio Maniero e Paolo Andolina – si erano arruolati volontari in Siria nella guerra all’Isis al fianco delle milizie curde, che combattono il terrorismo jihadista per conto o al fianco delle truppe occidentali e russe.Bindi l’ha fatto da volontario in una struttura civile, gli altri quattro hanno imbracciato le armi, con le Unità di protezione del popolo (Ypg) e delle donne (Ypj). Se fossero caduti in battaglia, li celebreremmo da eroi, come Giovanni Asperti e Lorenzo Orsetti

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Pubblicato il: 3 Aprile 2019

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