
Ammettere il problema è già un grande passo e chiedere scusa per delle dichiarazioni avventate è un fatto stimabile. E così, dopo le polemiche per il suo post su Facebook, Alberto Airola si è cosparso il capo di cenere e ha chiesto pubblicamente scusa per quelle sue parole scritte di getto e dettate da un senso di rabbia per quel plico esplosivo indirizzato alla sindaca di Torino Chiara Appendino. Sui social, infatti, per criticare gli autori del tentativo di vile attentato alla prima cittadina aveva esaltato i terroristi di un tempo. «Se alcune parole sono state inopportune, mi scuso – scrive il senatore del Movimento 5 Stelle Alberto Airola sul suo profilo Facebook -. Quello che volevo dire è che ammantarsi dell’identità storica anarchica e dei suoi riferimenti culturali, per coprire sotto una presunta emulazione un banale quanto vigliacco atto di violenza è patetico e gravissimo». Il concetto ora sembra essere molto più chiaro rispetto al j’accuse pubblicato nella tarda serata di lunedì, nel quale sembrava esserci una lode ai «bombaroli di una volta» che almeno ci mettevano la faccia sui loro attentati
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