
I cinesi in Africa, non si accontentano di acquisire sontuosi contratti per la realizzazione d’infrastrutture che ingigantiscono il debito pubblico dello sventurato continente, ma dilagano anche nella micro-imprenditoria locale, verso la quale attuano una spietata concorrenza. Quartiere South C, Nairobi. E’ in uno di questi bungalow che si prostituivano le ragazze cinesi. L’ultima di queste iniziative, però, è davvero strabiliante: funzionari del dipartimento immigrazione di Nairobi, hanno scoperto, giorni fa, una vera e propria casa di tolleranza clandestina a conduzione cinese, situata in un bungalow nel quartiere South C della capitale keniana. La prostituzione, in Kenya, è formalmente giudicata illegale, ma ampiamente tollerata, se non spesso addirittura favorita da alcuni membri delle forze dell’ordine che ne traggono vantaggio pecuniario grazie al sodalizio con le “lucciole” che lo praticano. Le giovani africane che si dedicano all’antico mestiere sono un vero esercito, al punto da far ritenere la prostituzione – sia femminile, sia maschile – come l’attività che determina uno dei più alti input finanziari nel settore “servizi” dell’intera nazione
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