
Negli ultimi anni, camminando lungo i corridoi di molti centri di salute mentale, ci si imbatte sempre più spesso in visori dal design avveniristico: cuffie imbottite, sensori di movimento e ambienti tridimensionali pronti ad accogliere chi soffre di ansia, fobie o disturbi post-traumatici. L’idea che la realtà virtuale (VR) – nata per il gaming e l’intrattenimento – potesse trasformarsi in strumento di cura sembrava, fino a poco tempo fa, un azzardo degno di film come “Ritorno al f…
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