
L’ex patrigno della ragazza catanese scomparsa dieci anni fa si è intercettato da solo. Gli inquirenti avevano messo una cimice nella sua auto, pensando che si sarebbe tradito al telefono con qualcuno, e invece hanno captato un monologo a voce alta durante il quale Rosario Palermo esprimeva al proprio specchietto retrovisore la paura che i resti di Agata venissero ritrovati in un casolare. A memoria è la prima volta che un assassino confessa il delitto nel corso di un dialogo sonoro con sé…
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