
Si temeva, dopo gl’incredibili abbagli di febbraio (“Draghi è grillino”, “Cingolani è grillino”), che Beppe Grillo avesse smarrito le sue proverbiali antenne: quelle che, sotto l’istigazione e la regia di Gianroberto Casaleggio, lo portarono a intercettare i segnali che agitavano sottotraccia le periferie politiche, sociali e mediatiche d’Italia, prima col suo blog, poi con i due VDay, poi con l’autocandidatura alla segreteria del Pd, infine col M5S. Invece l’altroieri, col …
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