
Sessant’anni di merda d’artista, le scatolette che fecero di Piero Manzoni uno di cui non si butta via niente. L’oggetto iconico che accontenta tutti: gli amanti dell’arte concettuale e i denigratori, felici dell’esito escrementizio. Un gioco tra l’elogio e l’insulto, una gamification buona che farebbe godere lo stesso Manzoni, scomparso troppo presto, a nemmeno trent’anni, ma non dalle canzoni dei Baustelle (« …fra i Manzoni preferisco quello vero, Piero ») e dai pensieri di …
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