
Quattro anni fa, quando Roberto Giachetti si candidò a sindaco di Roma ed escluse dalle liste l’ambientalista Nathalie Naim perché imputata per diffamazione ai danni dei bancarellari abusivi, scrivemmo che c’è un limite anche alla coerenza: le “liste pulite” sono un dovere civico, ma bisogna sempre verificare i fatti alla base di un’imputazione e anche di una condanna. Se sono criminali, o soltanto immorali, o scorretti e dunque incompatibili con i requisiti di “disciplina e onore” prescritti dalla Costituzione per chi ricopre pubbliche funzioni, è giusto non candidare chi li ha commessi o, se è già stato eletto, cacciarlo dal partito e dalla carica. Altrimenti nessun problema.
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