
Se per ipotesi ci trovassimo a fare uno di quegli esercizi sui contrari, quelli che le maestre assegnano nei primi anni delle elementari, e leggessimo “religione”, probabilmente nello spazio vuoto a fianco, tra le varie opzioni, saremmo portati a scrivere “scienza”. Dai tempi di Galileo, infatti, siamo abituati a vedere religione e scienza come due rette destinate nella migliore delle ipotesi a essere parallele, e nella peggiore a scontrarsi in una lotta a colpi di dogmi e dimostrazioni di teoremi per decretare finalmente chi abbia ragione, chi detenga la Verità. Basandoci su questa logica ci si aspetterebbe che durante una pandemia globale come quella che stiamo vivendo in queste settimane la visione scientifica – in questo caso medica – affermi definitivamente il proprio predominio, e quella religiosa sia costretta a ricoprire il ruolo di oppositore o ripieghi in un angolo constatando la propria sconfitta, schiacciata da quel progresso scientifico che il positivismo ci ha abituati a chiamare modernità . Ma è davvero così?
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