
Nel Paese eternamente diviso fra cazzoni ed eroi (ivi compreso chi fa solo il s uo dovere ma, fra tanti cazzoni, pare un eroe), ci mancava il Supercommissario. Più che una proposta, l’eterno riflesso condizionato da Uomo Forte delle culture politiche italiote, tantopiù autoritarie quanto più inconsapevoli: le fasciodestre col braccio teso retrattile da Dottor Stranamore; il berlusconismo anarcoide ed eversoide del ghepensimì alla meneghina; il craxismo di ritorno dei centrosinistri ancora arrapati dai muscolazzi e dall’afrore della camicia bianca sudata del Crapùn; giù giù fino alla sindrome della mosca con la tosse che affligge l’Innominabile, passato in cinque anni dal 40 al 3 per cento, ma ancora incredulo nel vedere a Palazzo Chigi qualcuno che non sia Lui e, peggio ancora, rappresenti la maggioranza del Parlamento e degli italiani. I giornaloni al solito vanno a rimorchio: l’Uomo Forte, diversamente dai premier democratici, di solito lo scelgono, pilotano e pagano i loro padroni.
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