
Quando si sono accese le prime luci rosse “on air” delle radio universitarie, davanti ai microfoni c’erano pochi sognatori con tanta voglia di comunicare, di esprimersi, di diffondere musica, cultura, valori. Voci isolate: Siena per prima, poi Teramo, Verona, Padova, Trento e così via. Quelle che sembravano esperienze laboratoriali o realtà confinate all’interno di un ateneo, si sono piano piano aperte diventando poli di aggregazione e comunità sempre più numerose.
Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:

