Jong Oh in mostra da Sabrina Amrani, Madrid





La pratica artistica di Jong Oh è piuttosto particolare poiché non utilizza uno studio ma crea sculture minimali in situ che rispondono a una determinata situazione spaziale. In risposta alla configurazione sfumata di ogni sito, l’artista costruisce strutture spaziali sospendendo e collegando una selezione limitata di materiali: corda, catene, filo da pesca, perspex, aste di legno e metallo e fili dipinti. Gli elementi dell’opera sembrano fluttuare e, a seconda della relazione spaziale dello spettatore con esso, questi elementi sono collegati e si incrociano o appaiono assolutamente indipendenti, suggerendo ulteriori dimensioni al semplice spazio tridimensionale. A volte i fili che sospendono questi elementi sono praticamente invisibili e talvolta l’artista dipinge il filo leggermente, rafforzando la presenza visiva dell’elemento. Jong usa anche l’illuminazione per creare le sue composizioni, dove ombre reali o linee dipinte dall’artista in grafite estendono le sue strutture eteree e favoriscono l’effetto dell’illusione ottica in un dialogo di linee e piani. La sua pratica sfida il presupposto tradizionalmente atteso nella scultura di masse dense e oggetti pesanti, agendo come disegni semplici ma complessi che evidenziano le particolarità dello spazio in cui vivono. Si veda qui sabrinaamrani . In questi paradossali limiti costituiti da tridimensionalità e bidimensionalità, consumazione e distruzione, l’esperienza dello spettatore diventa una meditazione sul capriccio della percezione umana. Il lavoro di Jong è interattivo nel senso che la percezione e l’apprensione di ogni pezzo da parte dello spettatore viene raggiunta solo attraverso una sua profonda esplorazione e lo spazio negativo derivante dall’intervento dell’artista.

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Pubblicato il: 1 Settembre 2019

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