
Chissà come si sente, in questi giorni di trasmutamenti fulminei, un democristiano di antico fusto come Mattarella, che ha visto il suo partito metterci quasi vent’anni per passare dall’alleanza coi liberali a quella coi socialisti, e altri quindici — conditi da congressi infiniti e relazioni sfinenti — per portare il Pci sull’uscio del governo. Era anche quella una politica sporca e cattiva, come sempre è il commercio degli uomini, però basata sulle ideologie, sull’onda lunga e profonda dei sentimenti. Poi l’era social ha sostituito i sentimenti con le emozioni e le ideologie con i tweet, e il destino ha voluto che quest’uomo si trovasse proprio adesso al Quirinale, dove sembra un preside di Oxford spedito in una comunità di adolescenti problematici.
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