
Riemerge, prepotente, la dicotomia tra un progetto avveniristico come la Nuova Via della Seta ed un Paese ancorato a principi e valori di epoche passate, la Cina. Il progetto della Nuova Via della Seta è tornato prepotentemente nell’agenda politica della comunità internazionale in questi giorni. Il motivo non è la chiusura di nuovi accordi o un ulteriore passo in avanti nel piano di applicazione delle intese bilaterali, bensì la condanna da parte di 23 Paesi (per ora) delle detenzioni extragiudiziali in Xinjiang, regione autonoma nell’estremo Occidente cinese, a forte connotazione islamica.
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