In memoria di Alfredino, il bimbo che "morì tutta la notte" nel pozzo





“Eravamo milioni di persone e lui giù, lì da solo. Cercava di non morire, con un microfono lo diceva a tutti i telespettatori, che non voleva morire Alfredino Rampi. […] Mi ricordo l’espressione di Alfredino, sui giornali, sempre quella, che chiudeva un po’ gli occhi per il sole, con una canottiera a righe. Prima che cadesse nel fosso della televisione”.Si può riassumere il dramma e lo struggimento, la tragedia e l’occhio dentro la tragedia. Ci riuscì Aldo Nove con queste parole nella raccolta di racconti Woobinda (edita da Castelvecchi nel 1996, poi ripubblicata da Einaudi in versione ampliata col titolo Superwoobinda), narrando la tragedia di Vermicino.È la sera di mercoledì 10 giugno 1981, una sera di 38 anni fa, quando Alfredino Rampi, 6 anni, torna a casa dopo una passeggiata con il papà. Al confine tra Roma e i Castelli Romani Alfredino, sfuggito alla vista del genitore, cade in un pozzo artesiano.Vigili, forze dell’ordine e gente comune iniziano subito le ricerche

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Pubblicato il: 11 Giugno 2019

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