
Mentre a Bologna si piange l’ennesima morte bianca sul lavoro, non sono poche le voci che sottolineano che le condizioni lavorative e la precarietà sperimentate dai rider riportano indietro le lancette della storia a epoche che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. «La scorsa settimana un nostro collega che lavorava con Glovo ha avuto un incidente sempre a Bologna, ma per fortuna se l’è cavata con qualche contusione. In generale però sono 10 i morti in tutta Europa dall’inizio di maggio tra i nostri colleghi: è un vero e proprio bollettino di guerra» afferma Lorenzo Righi, membro di Union Riders Bologna. Vittime di un algoritmo che spinge alla competitività più assoluta e alla guerra del tutti contro tutti :«Tutte le responsabilità e i rischi del lavoro vengono scaricati sui lavoratori che lavorano spesso a nero o a cottimo, come nel caso delle nuove piattaforme» spiega Righi «e il pagamento è sempre basato sulle consegne a domicilio: sono riusciti a coniugare le nuove tecnologie con condizioni lavorative da ‘800 e formule retributive basate sulla produttività del singolo». Sì, perché nel mondo dell’istantaneità e della digitalizzazione dell’esistente, la necessità è sempre la stessa: risparmiare sul costo del lavoro e generare profitti sempre più elevati, spesso e volentieri sulla pelle dei lavoratori.
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