
Il pollo e il riso al curry sono piatti etnici mangiati abitualmente anche in Italia: si trovano al ristorante o già pronti in gastronomia, e molti li cucinano a casa aggiungendo alla carne o al riso basmati una polverina ocra e piccante chiamata “curry” che si trova al supermercato. In realtà però il curry non è né quel mix speziato né una tipica pietanza indiana: è un’invenzione britannica che dal Regno Unito – o meglio dall’Impero britannico – si è poi diffusa in varie forme in tutto il mondo, dall’Africa al Giappone.Per prima cosa, in India non esiste nessun cibo chiamato curry: è un termine che venne inventato dagli europei della Compagnia delle Indie orientali nel Cinquecento probabilmente a partire dalle parole tamil khari o caril, che indicavano un particolare mix di spezie e il piatto cucinato con quel mix. Oggi, ha spiegato all’Atlantic Raghavan Iyer, autore del ricettario 660 Curries, per curry si intende «qualsiasi cosa abbia una salsa o un sugo, che sia speziato o meno»; in particolare in Regno Unito si usa per riferirsi al cibo indiano indiscriminatamente, anche se si parla quasi sempre di pietanze nate per compiacere i ricchi mercanti ai tempi del Colonialismo. In India, un paese dalle molteplici e diversissime cucine regionali, non esiste nemmeno il mix che in Italia chiamiamo curry e che in Regno Unito viene indicato come curry powder: venne inventato nel Settecento dai mercanti per il mercato britannico.
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