
Era già successo all’indomani dell’apertura delle procedure per poter richiedere il reddito di cittadinanza, con alcuni membri della famiglia Spada in coda alle poste per presentare le proprie domande con tanto di documentazione al seguito. Il giorno dopo Luigi Di Maio tuonò: «Il sussidio non finirà mai nelle tasche di personaggi legati alla malavita, faremo tutti i controlli del caso». Approfondimenti che, evidentemente, non sono stati così ‘approfonditi’ (o, per meglio dire, le maglie dei regolamenti non sono così stringenti come hanno voluto far credere) e il messaggino dell’Inps per avvisare l’accettazione della richiesta per il reddito è arrivato anche sullo smartphone di Raimondo Etro. Forse questo nome non dirà molto, soprattutto ai più giovani, ma si tratta di un ex-brigatista coinvolto nella strage di via Fani a Roma del 16 marzo 1978, quando Etro e altri terroristi rossi parteciparono all’uccisione dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro per poi sequestrare il presidente della Democrazia Cristiana. Di come finì quella triste vicenda di terrorismo politico tutti ne sono a conoscenza. Ora, dopo 20 anni e sei mesi di carcere per quella strage e omicidio del giudice Riccardo Palma nel 1978, Raimondo Etro è tornato in libertà (la condanna risale, infatti al 1990) e ha richiesto – con successo – il reddito di cittadinanza all’Inps.
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