“Benvenuto figliolo, Benvenuto alla Macchina. Che cos’hai sognato? Va bene, ti abbiamo detto noi cosa sognare”.Questa è una delle frasi più evocative sul nostro tempo digitale, contenuta in Welcome to the Machine, canzone dei Pink Floyd presente nello storico album Wish You Were Here (del lontano 1975). E la canzone è intrisa di caos organizzato perfettamente speculare a ciò che stiamo vivendo oggi, dove ogni nostro desiderio è indirizzato da forme sempre più pervasive e preordinate di profilazione che ci riguardano.Dice più questa canzone, nei suoi suoni obliqui e nelle sue poche frasi evocative, di tantissima, recente e futuribile cinematografia (da Matrix a Minority Report). La nostra realtà del resto è radicalmente mutata in modo a dir poco sorprendente ed era davvero difficile provare a starle dietro con l’immaginazione. Potevano arrivarci solo suoni contorti e brevi parole a segnare la strada di un tempo che sarebbe prima o poi arrivato.E quel tempo è giunto a sorprenderci
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