
L’uomo che ha ucciso un passante nel centro di Torino dice di averlo fatto perché l’altro gli sembrava felice. È il gesto aberrante di un individuo perduto, però evidenzia una condizione umana piuttosto diffusa. Quella di chi, avendo smarrito ogni speranza di migliorare la propria vita, ha sostituito la voglia con l’invidia e poi l’invidia con la rabbia. Persino quando compie un crimine, non lo fa per avere in cambio qualcosa, ma per impedire a chi ce l’ha di continuare a goderne. Non è neanche necessario che questo «qualcosa» sia un bene sensibile
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