
Colpiscono le parole rilasciate al Corriere da Ramy Shehata, il ragazzo di genitori egiziani che ha dato l’allarme sullo scuolabus, contribuendo in maniera decisiva a sventare una possibile strage. «Sarei felice se mi dessero la cittadinanza», ha detto (e noi con lui). «Ma allora dovrebbero darla anche a mio fratello e ai miei compagni di classe, da anni in Italia o addirittura nati qui». A scanso di equivoci: la pratica per la cittadinanza di Ramy è già partita e nessuno s’azzardi a interromperla. Però si comprende il suo imbarazzo di adolescente che sente di ottenere un premio anziché un diritto, ritrovandosi in una condizione di privilegio rispetto ai coetanei.Il disagio espresso da Ramy interroga gli adulti. Perché solo a lui e non anche agli altri che hanno condiviso la stessa terribile avventura?
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