
L’hate speech è uno dei maggiori problemi a cui il pubblico televisivo e radiofonico si esposto quasi quotidianamente. Un linguaggio fatto di odio, sessismo, discriminazioni e toni accesi solo nel tentativo di far valere la propria idea più degli altri. Per arginare tutto ciò, con gli spettatori e radioascoltatori vittime passive di questo clima, l’Agcom vuole approvare un decalogo che aumenterebbe la vigilanza sui vari programmi e trasmissioni per assicurare il rispetto verso tutti gli individui a rischio discriminazione. Una cosa saggia, ma per Libero si tratta di una «pulizia etnica delle idee». Un concetto, scelto per lanciare l’articolo a firma del direttore responsabile del quotidiano Pietro Senaldi, non buttato lì a caso, nel tentativo di fare esattamente l’opposto di quanto prevede questo decalogo di tutela dell’Agcom che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo mese di giugno. Secondo l’articolo fazioso di Libero, una delibera simile ucciderebbe il dibattito e il contraddittorio televisivo (e radiofonico), andando solo a vantaggio degli «immigrati»
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