
Il film Black Panther è stato definito «un Black power party cinematografico»: ci sono, infatti, solo due attori bianchi. Questo perché, come ha commentato un critico impertinente: «servono sempre due maschere, lo stupido e il cattivo». Ma c’è soprattutto la più grande concentrazione mai vista di potenti personaggi femminili in un film che non sia un proverbiale «chick flick», cioè «per pollastrelle», slang americano usato in tono dispregiativo, affibiato a quelle pellicole sdolcinate rivolte solo al pubblico femminile.Questo, e molto altro, è Black Panther, il diciottesimo titolo della premiata ditta Marvel, che è già nella storia col suo inaspettato e prodigioso incasso: 700 milioni di dollari in America, 1,3 miliardi considerando tutto il mondo (9 milioni di euro in Italia). E fra due settimane, il 24 febbraio, potrebbe addirittura fare incetta di Oscar. E quindi tornare prepotentemente nelle sale.Fra le sette candidature c’è addirittura quella per la categoria più importante, «miglior film dell’anno». Compare nella lista accanto a titoli «seri» come La favorita, Roma, Greenbook, Vice-L’uomo nell’ombra, BlacKkKlansman.
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