La preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche





Ogni anno, in Italia, circa 5.000 donne under 40 sono colpite da tumore1 e si stima che il tasso di sopravvivenza a cinque anni sia intorno al 65% superando l’85% per alcune neoplasie come i linfomi e il cancro alla mammella, traguardi impensabili in passato. La preservazione della fertilità, attraverso la crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico, diventa, quindi, un momento fondamentale del processo terapeutico dopo una diagnosi di tumore, soprattutto in un Paese come il nostro dove è sempre più avanzata l’età media delle donne che cercano il primo figlio. Se ne è discusso a Milano, l’11 dicembre scorso,  nel corso dell’evento organizzato da IVI – Istituto Valenciano di Infertilità – che ha visto anche la partecipazione di Giulia Scaravelli dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), per ribadire l’importanza di diffondere la cultura della preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche.

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Pubblicato il: 26 Dicembre 2018

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