
Da antichi collezionisti delle gaffe di Danilo Toninelli, l’altroieri ci era parsa eccezionalmente saggia e prudente la sua promessa di riportare Genova agli antichi splendori “in pochi mesi, al massimo anni”. Con una breve ispezione nella sua mente, sotto cotanta chioma, ci era parso di intuire che, mentre diceva “in pochi mesi”, già immaginasse i titoli dell’indomani sulla gaffe di Toninelli che promette ciò che non può mantenere. Ragion per cui si era corretto in corsa: “al massimo anni”. È evidente che tutto dipende dai tempi della ricostruzione del Ponte Morandi (che, sia detto per inciso, non ha fatto crollare lui), più vicini a un paio d’anni che a pochi mesi: il che sarebbe già un miracolo, visto che quelli bravi e competenti di prima devono ancora iniziare a ricostruire non solo il Centro Italia terremotato oltre due anni fa, ma pure L’Aquila devastata quasi dieci anni fa. Oltre alle lungaggini burocratiche tipicamente italiote, c’è il fatto che prima di costruire il nuovo ponte bisogna prima abbattere quel che resta del vecchio e, per farlo, occorre attendere il dissequestro della magistratura, che a sua volta deve aspettare il lungo lavoro dei suoi periti.L’aveva detto il 28 settembre Toninelli, ma anche allora tutti avevano parlato di “gaffe” e “figuraccia”, perché il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, l’aveva subito fulminato: “60 giorni sono quelli concessi ai periti, ma non è assolutamente detto che non si possa cominciare prima a smantellare il Morandi.
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