
L’ultima fake news sulla prescrizione è che i processi non finiscono mai per colpa dei giudici, o dei pubblici ministeri. Lo raccontano gli avvocati, o meglio la loro superlobby rappresentata dalle Camere penali e da altri organismi che negli ultimi trent’anni ha piazzato i suoi uomini in Parlamento (commissione Giustizia) e al governo per sfornare leggi che hanno sistematicamente distrutto il processo penale, trasformandolo in una macchina trita-carte, anzi trita-acqua che penalizza gli innocenti e premia i colpevoli (quelli ricchi e potenti, nelle intenzioni, ma poi anche gli altri, come effetto collaterale). Per una ragione molto semplice: gli avvocati sanno benissimo che la gran parte dei loro clienti sono colpevoli (quelli che fatturano di più). Ora infatti, per protestare contro la legge Bonafede che finalmente abolisce la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, hanno deciso di dare il loro contributo (l’ennesimo) allo sveltimento dei processi proclamando quattro giorni di sciopero, paralizzando vieppiù – ove mai ve ne fosse bisogno – l’attività dei tribunali.Citano a sproposito la Costituzione sul “diritto di difesa” (perfettamente garantito anche se la prescrizione non esistesse mai) e sulla “ragionevole durata del processo” (che oggi non è ragionevole anche grazie alla prescrizione). E ricordano che il 60% dei reati si prescrive già nella fase delle indagini preliminari, cioè nelle mani dei pm, quando l’avvocato non può far nulla né per sveltire né per rallentare, per accusare le Procure di lavorare poco o di fare “indagini infinite”. Ma è una doppia balla
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