
I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce hanno perquisito le sedi dell’azienda multinazionale che sta costruendo il Tap in Puglia. I controlli sono stati effettuati a Roma, Milano e negli uffici della SGS Italia spa di Villafranca Padovana, dove sono stati sequestrati diversi documenti e rapporti utili per il filone d’indagine sull’inquinamento della falda acquifera di San Basilio. Le perquisizioni, iniziate ieri sera, hanno portato al sequestro di numerosi documenti e, in particolare, di tutti i rapporti di prova, analisi e altri documenti dal novembre 2017 a oggi collegati ai campionamenti effettuati sulle acque di falda sottostanti il cantiere Tap a San Basilio, località vicino a Melendugno. Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Noe e dall’Arpa Puglia, è stato riscontrato il superamento della concentrazione della soglia di contaminazione di alcuni parametri, tra cui quello che riguarda cromo esavalente, nichel, vanadio, arsenico e manganese. Tre gli indagati nel filone investigativo sull’inquinamento Nel filone investigativo sull’inquinamento della falda di San Basilio che ha portato alle perquisizioni tra Lecce, Milano, Roma e Villafranca Padovana, risultano già tre indagati: l’ex amministratore legale Clara Risso , il country manager di Tap Italia Michele Mario Elia e il project manager per l’Italia Gabriele Paolo Lanza. L’inchiesta non punta solamente sull’aspetto ambientale, ma anche sull’ipotesi di truffa nella gestione di una serie di violazioni urbanistiche nella zona.
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