È ufficiale: abbiamo fatto fuori il 60 percento degli animali





Circa 45.000 anni fa, i primi uomini che hanno raggiunto l’Australia hanno portato all’estinzione, nel giro di poco, il 90 percento dei suoi animali più grandi. Molti lo definiscono il primo impatto significativo che l’homo sapiens abbia avuto sull’ecosistema di una zona del pianeta, nonché l’inizio di un processo inarrestabile per cui gli animali sono stati e saranno per sempre le principali vittime della nostra storia.Da allora al countdown planetario che stiamo vivendo, le cose sono un po’ cambiate: l’essere umano vive molto più a lungo e non siamo mai stati così tanti — ma quello che è certo, appunto, è che la nostra crescita è inversamente proporzionale a quella delle altre specie.Stando infatti al rapporto Living Planet Report 2018 del WWF — realizzato con il supporto di più di 50 esperti e in collaborazione con la Zoological Society of London per fornire un’istantanea della biodiversità globale e dei suoi trend —, mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi sono diminuiti del 60 percento tra il 1970 e il 2014.In altre parole, abbiamo fatto fuori più della metà degli animali di questo pianeta in meno di 50 anni.Com’è facilmente intuibile, le cause sono di varia natura, ma — dalle emissioni di biossido di carbonio, all’inquinamento agricolo, passando per i problemi dell’approvvigionamento idrico — tutte si riconducono alla nostra richiesta di energia e necessità di beni di consumo; questo, in particolare, nelle nazioni più industrializzate.Secondo Mike Barrett, direttore esecutivo della scienza e della conservazione al WWF, quello che stiamo facendo è sonnambulare verso il bordo di una scogliera. “Se ci fosse un calo del 60% nella popolazione umana, sarebbe equivalente allo svuotamento del Nord America, Sud America, Africa, Europa, Cina e Oceania. Questa è la scala di ciò che abbiamo fatto,” ha dichiarato Barrett in una recente conferenza sul tema.

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Pubblicato il: 30 Ottobre 2018

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