
Tra Lega e M5S, o meglio sarebbe dire tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si apre un nuovo fronte di scontro: quello relativo al possibile salvataggio di banche che dovessero risentire in maniera drammatica della recente impennata dello spread.Dopo le recenti roventi polemiche riguardanti il condonoinfatti, ora la partita politica, tutta interna al governo, sembrerebbe giocarsi intorno alla possibilità di intervenire per salvaguardare il risparmio degli italiani depositato in istituti di credito che potrebbero risultare in difficoltà.Da una parte troviamo dunque Salvini, che, a sua detta, non esiterebbe a intervenire per difendere i soldi dei cittadini, anche attraverso il salvataggio di una banca. Dall’altra Di Maio, che invece senza mezzi termini afferma che per le banche non impegnerebbe più nemmeno un euro degli italiani.Anche perché, e qui sta il punto, “ce ne abbiamo già messi troppi in questi anni” ha sentenziato il leader dei grillini. E allora è proprio il caso di andare a vedere appunto, in questi ultimi anni, quali sono state le banche che sono state salvate grazie all’interevento dello Stato.Etruria e altre tre piccole bancheL’era dei salvataggi con perdite anche per i piccoli risparmiatori è iniziata in Italia nel novembre 2015 quando vennero messe in risoluzione 4 piccole banche: Banca Etruria, Carichieti, CariFerrara e Banca Marche.Per la prima volta in Italia venne applicata la direttiva del ‘burden sharing’, frutto dei maxi salvataggi a spese del contribuente già visti negli Stati Uniti e in Europa. Essa prevede il coinvolgimento anche degli obbligazionisti e non solo degli azionisti.La decisione scatenò a posteriori una reazione dell’opinione pubblica e l’allora governo guidato da Matteo Renzi corse ai ripari varando, dopo una discussione con la Ue, un meccanismo di ristoro per i risparmiatori
Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:

