
In un solo colpo, nella serata di ieri, grazie a un grande afflusso di tifosi russi (ma sarebbero potuti essere indifferentemente turisti, pendolari, pellegrini o golfisti da Ryder Cup) ha permesso a Roma di realizzare due imprese in contemporanea: sfidare il vecchio adagio popolare «la vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale» e riportare il mondo intero allo stato di natura, assecondando per una volta, le leggi della fisica che contemplano la caduta dei corpi e non la loro risalita spontanea. L’incidente nelle scale mobili della metro a Roma Roma ha assecondato la gravità (e lasciamo l’interpretazione della parola gravità alla sensibilità del lettore). Esiste un sistema di risalita? Lo stato brado in cui versa la Capitale lo ha azzerato, ricordandoci che chi scende può solo precipitare ancora più in basso. Il pessimismo cosmico applicato a una trasferta ultrà. Del resto, quella di ieri è solo l’ultimo indizio di una città tornata alla sua versione selvaggia.
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