
«Viviamo nel tempo dell’ostrica perfetta», scrive Wyatt Williams sul New York Times Style Magazine. Sembra una constatazione soddisfatta ma è invece una critica un po’ nostalgica: «Come per altre cose in natura – spiega – abbiamo sacrificato la loro essenza selvaggia per renderci la vita più facile e piacevole. Quel che prima era complicato ora è semplicemente delizioso, perché noi l’abbiamo reso così».Williams racconta che negli ultimi anni le ostriche sono diventate tutte uguali: come molti prodotti dell’industria alimentare sono state uniformate a uno standard qualitativo ed estetico che non riserva sorprese negative ma neanche positive. Un tempo le ostriche avevano qualcosa di avventuroso, spiega: avevano un guscio brutto, grigiastro e bitorzoluto, potevano avere un sapore marcescente o eccelso, potevano anche farci ammalare
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