
Se è vero che “le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola” (Leo Longanesi), la cena ai Parioli in casa Calenda era un’ottima idea. Peccato che sia saltata sul più bello, quando elettori e militanti Pd avevano già l’acquolina in bocca. Le ragioni che hanno indotto Calenda ad annullarla sono misteriose, come del resto quelle che l’avevano indotto a convocarla (a parte la gratitudine per le masse operaie del quartiere Parioli, ultima roccaforte elettorale del Pd a Roma). Ma le cose, per chi ama la precisione, sono andate così.Domenica pomeriggio, dopo la pennica ma ancora con l’abbacchio di traverso nel doppio mento, Calenda ha un’ideona e la twitta immantinente: un invito a cena per martedì (ieri) ai due ex premier che gentilmente lo nominarono ministro (Renzi e Gentiloni) e all’unico ex ministro Pd che la gente ricordi senza maledirlo (Minniti). Scopo della seduta culinaria: “Essere operativi”. Almeno di stomaco.La trovata gli è venuta leggendo un tweet (il Pd non rimborsa più le telefonate): quello di un altro noto frequentatore di se stesso, tal Giuliano da Empoli, “intellettuale” fiorentino, figlio di un consigliere di Craxi e collezionista di poltrone da far invidia a Divani & Divani.
Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:

