
Circa 10mila sentenze emesse da Strasburgo non hanno avuto ricadute nelle leggi nazionali, al contrario di quanto stabilito dai paesi che hanno aderito.Non sono tutte a carico dell’Italia ma lo Stivale vanta il maggior numero di sentenze non rispettate.La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) è nata nel 1959 in seguito alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950), Magna Charta europea a cui aderiscono tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa, firmata a Roma il 4 novembre del 1950 originariamente dai 12 paesi all’epoca membri del Consiglio d’Europa, tra i quali figura anche l’Italia che ne ha decretato l’entrata in vigore nel 1955.Per non indurre il lettore in confusione è opportuno fare due precisazioni. La prima è che l’acronimo Cedu è disambiguazione della Corte europea dei diritti umani con sede a Strasburgo e anche della Convenzione europea. In questa sede “Cedu” è accostato alla Corte.Inoltre il Consiglio d’Europa non ha nulla a che fare con l’Unione europea né con i suoi organi, è un’organizzazione che promuove cultura, democrazia e diritti umani, fondata nel 1949 e, ad oggi, ha 47 membri.La Corte di Strasburgo si sta configurando come un fallimento, soprattutto perché inascoltata.La conseguenza di ciò, espressa in modo schietto e lapidario, è preoccupante: i governi continuano a violare i diritti dell’uomo nonostante la Cedu abbia riscontrato tali violazioni. I casi a loro modo esemplari sono molteplici.Uno tra i più eclatanti risale al 2014 quando la Corte ha intimato all’Azerbaijan di porre fine alla carcerazione dell’oppositore politico Ilgar Mammadov
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