Mafia Capitale, nell’appello riconosciuto il metodo mafioso: ecco perché è una vittoria del giornalismo d’inchiesta





Ora, finalmente, le attività che hanno unito in quel tristemente famoso mondo di mezzo affari della politica e azioni criminali possono davvero essere chiamate con il nome che spetta loro: mafia. Il 416 bis, articolo del codice penale che prevede l’aggravante del metodo mafioso nell’associazione per delinquere, è stato riconosciuto nella sentenza del processo d’appello su Mafia Capitale arrivata oggi. LEGGI ANCHE > Mafia Capitale, il giorno delle condanne: ma cade l’accusa di associazione mafiosa La sentenza della Corte d’Appello su Mafia Capitale La terza sezione della Corte d’Appello presieduta da Claudio Tortora ha quindi modificato il giudizio di primo grado, dove il metodo mafioso non era stato riconosciuto. Contestualmente, tuttavia, ha ridotto le pene di Salvatore Buzzi e di Massimo Carminati, i due volti noti dell’inchiesta e del processo. Il primo è passato dai 19 anni del primo grado ai 18 anni e 4 mesi dell’appello, Carminati, invece, dovrà scontare 14 anni e sei mesi al posto dei 20 anni del primo grado

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Pubblicato il: 11 Settembre 2018

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