
In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Antonio Di Pietro ha espresso le proprie perplessità attorno al decreto legge sul cosiddetto «Daspo» per chi commette reati di corruzione, provvedimento fortemente voluto dal M5S, ma bloccato in queste ore dal premier Giuseppe Conte a causa del contrasto con i principi costituzionali. Per l’ex pm del pool di Mani pulite, l’interdizione perpetua dagli appalti pubblici per chi si macchia di questo reato non può essere la soluzione. LEGGI ANCHE > Di Pietro attacca: «Di Maio è ignorante, mi sta calunniando» Per spiegare il suo pensiero, Di Pietro utilizza una metafora cinematografica molto cara agli italiani: «Se la responsabilità penale è personale – spiega l’ex pm a Repubblica – la ditta X può mandare a corrompere prima il ragionier Filini, poi il ragionier Fracchia, ma X si salva sempre. E così il Daspo non funziona». Con buona pace di Paolo Villaggio e Gigi Reder, il pensiero dell’ex leader dell’Italia dei Valori è – seppure colorito, come consuetudine – ben chiaro.
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