
Uno sconosciuto mi scrive che «la discrezionalità del presidente della Repubblica nella scelta dei ministri è nulla. Punto e basta» (mi ricorda un amico credente che chiudeva le discussioni attorno a Dio dicendo «è ontologico». Cioè: punto e basta). Ma non è soltanto il primo che passa, lo dicono in molti, lo dice anche Giorgia Meloni – focosa custode della Costituzione contro la riforma di Matteo Renzi – allibita dalle «ingerenze» di Sergio Mattarella. Una prerogativa costituzionale diventa ingerenza: punto e basta. E del resto – come scrive Giovanni Orsina nel suo imperdibile «La democrazia del narcisismo» – la democrazia fu il trasferimento della promessa di felicità dall’aldilà all’aldiquà
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