
Suscita quasi tenerezza l’abitudine della classe dirigente italiana di ritoccarsi il curriculum con esperienze immaginarie di studio e lavoro in America. Il precursore della cosmesi a (cinque)stelle e strisce è stato il brillante Oscar Giannino, che maturò un ingiustificato complesso di inferiorità nei confronti degli economisti bilingue che incrociava ai convegni, al punto da inventarsi un master a Chicago che nel 2013 gli costò l’elezione in Parlamento a capo di un partitino molto english. Ora tocca al primo premier potenziale dell’era grillina, l’esimio professor Conte, che ha inteso nobilitare ulteriormente un cognome già impegnativo dichiarando di avere perfezionato i suoi studi alla New York University.
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