
La “linea Radcliffe” è l’unico confine politico visibile dallo spazio a causa di un gigantesco sistema di illuminazione lungo la barriera di contrasto a infiltrazioni, contrabbando e immigrazione illegale. Si tratta della frontiera che separa India e Bangladesh, ma – come molti altri confini del mondo – è un retaggio dell’era coloniale e prende il nome da Sir Cyril Radcliff, il quale nel 1947, alla vigilia dell’indipendenza dell’India, quando emergevano il contrasto tra indù e musulmani e la formazione di due entità statali separate, fu incaricato di tracciare la frontiera nel Bengala: non un nuovo Stato, all’epoca, bensì la provincia orientale del Pakistan.Anni dopo, nel ’71, sarebbe a sua volta divenuto uno Stato indipendente e quella linea è rimasta la frontiera con l’India. Radcliffe non conosceva la regione, anzi questo aspetto fu assunto come elemento di neutralità, e il confine fu tracciato in fretta e in modo alquanto approssimativo per suddividere i due territori.Si stima che diversi milioni di profughi furono costretti a spostarsi tra l’una e l’altra zona che sulla carta erano state assegnate da Radcliffe all’India o al Pakistan orientale. Scontri fra diverse fazioni si accesero subito dopo l’indipendenza in seguito alle rivendicazioni ed enclave di ciascuno, assegnato di qua o di là dalla penna del funzionario imperiale.La linea è visibile dallo spazio perché i suoi 2900 chilometri di lunghezza sono illuminati a giorno da 150mila luci installate su 50mila pali. Un’opera titanica messa in piedi per arginare il passaggio da un paese all’altro di trafficanti di droghe e armi, contrabbandieri e oggi soprattutto migranti. A terra il confine è fortemente vigilato e barricato da reticolati e barriere come ormai in molte altre parti del mondo.
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