
Stremato da 40 giorni di stallo post-elettorale con due vincitori, nessun governo e due giri di consultazioni a vuoto, lunedì 16 aprile il presidente Sergio Mattarella diede i primi violenti segni di insofferenza: una lieve, quasi impercettibile increspatura del labbro inferiore, peraltro ermeticamente incollato a quello superiore. Un inequivocabile presagio di tempesta in arrivo, che allarmò non poco i suoi più stretti collaboratori, ormai pronti al peggio. Infatti il capo dello Stato proruppe in un urlo belluino con quanto fiato aveva in gola (il solito refolo delle grandi occasioni, udibile soltanto con apparecchi acustici di altissima precisione e da alcuni cani addestrati con gli ultrasuoni): “Basta Di Maio, basta Salvini. Ora do un incarico esplorativo. Trovatemi un esploratore
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