Cina: perché Xi Jinping ha voluto il potere assoluto





2.958 voti a favore, 2 contro e 3 astensioni. Sono questi i numeri che hanno sostenuto l’emendamento con il quale il leader cinese Xi Jinping ha soppresso il vincolo costituzionale che prevedeva per il presidente della Repubblica popolare cinese un limite massimo di due mandati al potere.Quando, verso la fine di febbraio, Pechino ha reso nota la possibiità che il parlamento modificasse questo punto del testo costituzionale si è subito alzato un coro di voci, in Cina e all’estero, contrarie a quella che era sembrata un po’ a tutti una strategia volta a garantire a Xi Jinping non solo il potere a vita, ma anche a trasformare la sua leadership autoritaria in una vera e propria dittatura.Del resto, di certo la Cina non spicca per trasparenza, democraticità e rispetto dei diritti umani. Tuttavia, invece di fermarsi a condannare la scelta di Xi o di invocare un impossibile, se non controproducente “intervento esterno” per fermare la deriva autoritaria del Regno di Mezzo, sarebbe forse più utile capire le ragioni di questa manovra, le sue potenzialità ma anche i suoi limiti.Xi il nuovo Mao?La più grande paura della prossima deriva autoritaria cinese è legata alla percezione di un’affinità fortissima tra Xi Jinping e Mao Zedong. Del resto, il limite dei due mandati presidenziali era stato introdotto nel 1982 su suggerimento di Deng Xiaoping proprio in risposta ai disastri del Grande Balzo in Avanti e della Rivoluzione Culturale lanciati da Mao.

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Pubblicato il: 12 Marzo 2018

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