
La XVIII legislatura, ammesso che riesca davvero a decollare, dovrà occuparsi delle nostre bollette elettriche. Non solo per mettere una toppa ai problemi aperti dai dissesti di varie società di vendita di energia già operanti sul mercato (con successiva spalmatura dei suoi debiti fra tutti i consumatori, sebbene in misura molto inferiore a quanto inizialmente circolato sul web) ma anche per evitare sfracelli molto più gravi in vista dell’imminente liberalizzazione del mercato elettrico a maggior tutela.Queste vicende, infatti, hanno messo in luce una vera e propria falla normativa, sottolineata nei giorni scorsi dall’Authority dell’Energia (Arera). “L’empasse generato dalle pronunce del giudice amministrativo” si legge in una sua nota di fine febbraio “potrebbe trovare opportuna e conclusiva risoluzione solo con uno specifico intervento legislativo rispetto al quale pure l’Autorità ha concretamente fornito proposte e supporto ai soggetti competenti”.Cosa sono gli oneri di sistemaChe cosa significa? Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro e spiegare anzitutto che cosa sono gli “oneri di sistema”, il cui pagamento è venuto a mancare con i fallimenti in questione. Si tratta di costi che non hanno niente a che vedere con i consumi dei singoli, ma solo con il finanziamento di esigenze generali, come gli incentivi al fotovoltaico, gli sconti per le aziende “energivore” o la riconversione delle centrali nucleari. Insomma, pure e semplici tasse che costituiscono, anche se molti non lo sanno, una quota tutt’altro che marginale della bolletta elettrica.In passato è sempre stato considerato pacifico che l’eventuale mancato incasso di queste cifre da parte della clientela finale lasciasse l’obbligo in capo alle aziende, ossia i venditori di energia oppure i loro fornitori
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