
A nome di chi non ha più la sua età, vorrei chiedere scusa alla dottoressa Elisiana Lovero, specializzanda di trentatré anni. Nemmeno pochi, ma in Italia fino ai quaranta un medico — un avvocato, un usciere, un qualsiasi essere umano che non faccia il tronista o il candidato premier — viene trattato come se sedesse ancora sui banchi delle elementari. La dottoressa, assistente anestesista, segnala che la ragazzina sotto i ferri per una frattura al femore è in pericolo di vita. Ma nessuno le dà retta, in quella sala operatoria di Bari. A cominciare dai chirurghi, che si sentono rallentati, persino infastiditi dalle sue osservazioni. Alla fine la allontanano dalla sala come un’intrusa, senza scendere dal pero delle loro certezze
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