
Dal punto di vista metafisico, Agostino d’Ippona si convinse di come il “male” (iniquitas) non esista, o, per meglio dire, non abbia consistenza. Esiste solo il bene, o i beni; il male invece, o i mali, sono semplicemente “privazione”, mancanza di bene. In tal modo, svuotando il male di ogni valore ontologico, Agostino raggiunse l’obiettivo di confutare il dualismo manicheo. Per Agostino quindi il male deve essere fatto risalire a Dio, nel De libero arbitrio: dialogando con il vescovo Elonio che gli dice: Se esiste Dio allora perché esiste il male? Agostino risponde: Dio creò ciò che a noi sembra il male affinché noi possiamo essere liberi, perché soltanto se la scelta tra il bene e il male è effettivamente una scelta allora la nostra scelta a favore del bene è libera e viene ricompensata, ma se non esistesse il male come reale alternativa storica non ci sarebbe alcun merito nello scegliere il bene, per ciò il male esiste affinché possa esserci una scelta; Dio ha creato un male per un bene superiore, ma questo bene superiore noi non riusciamo a vederlo
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