
“Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un’altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se … non ci fossero altri uomini al mondo.” Sono le ultime parole del “Diario di Anna Frank”, il celebre testo diventato una delle testimonianze più sintomatiche dell’Olocausto.Se estrapolate dal contesto del brano, come avviene qui, sembrano essere una risposta all’iniziativa razzista e antisemitica messa in atto da alcuni tifosi della Lazio, oltraggiando la memoria della ragazzina tedesca, di cui le cronache hanno appena raccontato. Naturalmente, la migliore delle risposte; quella che, a confronto delle altre, appare intrisa della giustezza necessaria per affrontare l’ignoranza propagata del tifo estremista, banalmente concepito, ignobilmente idealizzato, spaventosamente espresso.Va da sé che non tutto il tifo raggiunge simili livelli di indecenza e oscurantismo. E non tutti i laziali possono essere catalogati come insensibili di fronte alle tragedie della storia per averne una sana concezione e maturare un’analisi adeguata dei fatti atroci, di cui, spesso, è fatta.
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