
Si fa presto a dire Internet delle cose, ma quanti sono al giorno d’oggi gli oggetti connessi che possono davvero definirsi utili? In fin dei conti quello dell’IoT non è un marchio di origine controllata, ma un semplice attributo che definisce tutti quegli oggetti che – sfruttando un protocollo di rete – sono in grado di trasmettere i propri dati a un server remoto o ad altri dispositivi connessi. Da qui a soddisfare bisogni concreti, però, ne passa, ed è su questo punto che le società tecnologiche dovrebbero concentrarsi.A sottolineare un concetto che a ben vedere dovrebbe essere dato per scontato (ma che in realtà non lo è, o perlomeno non lo è ancora) è Egbert van Acht, Chief Business Leader di Philips Personal Health.”Oggi c’è di tutto, dal tostapane smart alla carta igienica connessa”, spiega a Panorama.it il responsabile di quella che è diventata la più importante divisione dell’azienda olandese dalla grande ristrutturazione di inizio decennio; “il punto però è un altro: bisogna puntare ai veri bisogni delle persone. La connettività non deve essere fine a se stessa, altrimenti stiamo parlando di gadget
Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:

