The Defenders: il punto più basso di Netflix/Marvel. Recensione della serie





Il matrimonio tra Marvel e Netflix era partito benissimo, come molti matrimoni, con una luna di miele che aveva convinto molti spettatori, per poi piano piano iniziare a far vedere alcune smagliature. Con questo The Defenders però arriviamo a toccare forse il punto più basso (finora) di questo connubio artistico, che speravamo già di aver raggiunto con Iron Fist, ma qui ci superiamo abbondantemente. The Defenders, un naufragio non annunciato E dire che le premesse per fare meglio c’erano tutte, si recuperavano personaggi come Daredevil e Jessica Jones che fino ad ora erano stati i migliori, il numero ridotto di episodi poteva far presagire una narrazione più compatta, senza tutte quelle puntate vuote che avevano caratterizzato, soprattutto, le ultime due serie del quartetto, la presenza di Sigourney Weaver aggiungeva talento al cast, e invece tutto questo è andato perduto, come direbbe qualcuno di noto, come lacrime nella pioggia. Il primo errore dello show è stato quello di non saper gestire bene i tempi, che se è scusabile (parzialmente) su una serie da 13 episodi, su una da 8, decisamente, no. Il primo vero team-up arriva al quarto episodio, ossia a metà narrazione, e se consideriamo che l’ensamble era la ragione principale della nascita di The Defenders, non possiamo che valutare la prima metà dello show come tempo buttato via. Certo, non potevamo aspettarci che si riunissero senza motivo dall’inizio, non sarebbe stato credibile, era necessaria una backstory, ma visti tutti gli agganci e personaggi-ponte (Claire soprattutto) dei singoli show, un’ora di episodio introduttivo sarebbe stata più che sufficiente.

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Pubblicato il: 26 Agosto 2017

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