
Quando muore un genio, tutti a dire che lascia un grande vuoto. Che non lo dimenticheremo mai. E altre frasi fatte. Fatte apposta per non domandarci perché di geni non ne nascono più. O forse ne nascono ancora, ma nemmeno ce ne accorgiamo: mancano l’habitat e l’humus per farli emergere, manca chi li nota, li alleva, li asseconda, li incoraggia, ci investe.Paolo Villaggio, tra le tante fortune, ha avuto anche quella di nascere in un’epoca di geni che i geni sapevano riconoscerli e valorizzarli, senza pretendere di livellarli e formattarli nei confini asfissianti della mediocrità e del conformismo dominanti.Immaginate oggi quale produttore metterebbe i soldi e la faccia su un film cattivista che sbeffeggia ferocemente e dunque affettuosamente i bambini brutti, le donne racchie, le vecchie arrapate, lo sfruttamento dei lavoratori, i totem degli intellettuali à la page, i cult del cinema d’essai, i riti e i miti della religione, persino l’amore per gli animali, violando tutti i tabù del buonismo imperante e del politicamente corretto.Se rinascesse oggi, Fantozzi resterebbe clandestino.
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