
Non a caso, da molti anni le maggiori organizzazioni internazionali si affannano con scarso successo a richiamare l’attenzione degli Stati sul problema dell’invecchiamento della popolazione e su quello, strettamente connesso al primo, dell’aumento del numero delle persone non autosufficienti.Sul tema “Dalla non autosufficienza alla vita indipendente” l’Associazione Luca Coscioni ha organizzato un seminario con i maggiori esperti italiani della materia che si terrà domani 17 maggio alle ore 15,30 presso il centro congressi di via Cavour,50/a, sala Esquilino.Già nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità – Oms denunciava 35 milioni di casi di Alzheimer nel mondo, prevedendo che nei soli Stati Uniti questa malattia, verso la metà del secolo, colpirà circa 18 milioni di persone, come gli abitanti dell’AustraliaIl rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di uno scioccante 1 a 2,5 per gli over 85, con un impatto sempre maggiore con il passare dei decenni.I costi sanitari stimati attualmente per controllare le varie forme di demenza esistenti sono superiori a 600 miliardi di dollari l’anno e si avvicinano rapidamente ai 900 miliardi destinati alla cura del cancro, con grande preoccupazione del Fondo Monetario Internazionale.Eppure, malgrado questa drammatica realtà, solo 8 Paesi su 194 hanno un piano nazionale per affrontare il fenomeno delle demenze, benché vivamente raccomandato non solo dall’Oms ma anche dal Parlamento europeo.In Italia le stime parlano di un milione di casi, di cui 700 mila malati di Alzheimer. E il fenomeno si aggraverà molto e rapidamente, visto che la UE prevede che nel 2030 gli over 65 (oggi il 19,9% della popolazione ) saranno il 26,5%, cioè 14,4 milioni.Eppure, il sistema sanitario nazionale non fa sostanzialmente nulla per affrontare questo problema: una realtà che ciascuno di noi può vedere nei casi di cui ha diretta conoscenza. I malati di Alzheimer sono affidati totalmente alle cure dei familiari, i quali ricorrono al ricovero in una casa di riposo se ne hanno la possibilità economica, ma più spesso devono farsi carico di una assistenza massacrante dal punto di visto economico, fisico e psichico.Sul paese europeo che ha adottato da anni un soluzione organica – e molto onerosa per i datori d lavoro e i lavoratori – riferirà la corrispondete dall’Italia di Die Zeit, Constanze Reuscher.Un altro paese che ha dimostra se non altro la buona volontà è la Francia, il cui governo, due o tre anni fa, ha commissionato e tre diverse commissioni lo studio della situazione e della soluzioni possibili per la “reforme de la dependance”. Da un ampio supplemento di “Le Monde” del marzo 2013 ho appreso i principali risultati degli studi
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