
La disponibilità di molteplici opzioni innovative per il trattamento dell’epatite C consente finalmente di adottare un approccio terapeutico specifico per rispondere alle necessità del paziente, che non dipendono esclusivamente dal genotipo o dal livello di fibrosi, ma sono legate al quadro clinico nel suo complesso. L’obiettivo della ricerca è oggi dunque quello di giungere a una sempre maggiore “personalizzazione” dello schema terapeutico, per ottenere così elevati tassi di efficacia dei trattamenti. Sono da leggere in questa ottica i nuovi dati sui DAAs, presentati in occasione del 53° congresso della European Association for the Study of the Liver – EASL, che si è tenuto a Parigi, dall’11 al 15 aprile scorso. Nel corso del congresso si è parlato ampiamente della gestione dei pazienti cirrotici, considerati particolarmente complessi da trattare a causa della loro fragilità clinica. A questo proposito sono stati resi pubblici i dati di un’analisi condotta negli USA sui pazienti con cirrosi, affetti da HCV di GT1 o 42 . L’analisi rileva un tasso di Risposta Virologica Sostenuta (SVR12) fino al 99% dopo il trattamento con elbasvir/grazoprevir per 12 settimane, senza ribavirina.
Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:

